da "Italian Jazz Musician", Agosto 2000
ijm.jpg(di Marco Valente)

IJM: Parlami dei tuoi inizi, di come ti sei avvicinato alla musica, dei primi dischi che hai comprato, del tuo primo strumento... E il tuo primo gruppo? Quanti anni avevi? Fino alle prime esperienze professionali...
Mi ricordo, alla fine degli anni 60', inizio degli anni 70', che ero fortemente attratto dalla TV non ancora presente in tutte le case. Mi interessavano i cantanti, le canzoni e tutto ciò che parlava di musica: I festivals di San Remo, il Cantagiro e trasmissioni di questo tipo. I primi dischi, tutti di artisti in voga in quel periodo, insieme alla prima batteria sono arrivati molto più tardi. Mi ricordo che consumai la puntina del mio giradischi ascoltando: You're my first, My last, My everything di Barry White.
Avevo all'incirca 16-17 anni quando una mia zia mi regalò una batteria di colore bianco perla..... difficile da dimenticare! Insieme alla batteria arrivarono anche i primi gruppi musicali in cui suonavo, rigorosamente rock: Pink Floyd, Led Zeppelin, Premiata Forneria Marconi, New Trolls ecc. ecc. Con questi gruppi giravo le piazze del sud Italia. Sono stati anni (quasi tutti i 70') pieni di entusiasmo, di partecipazione e di formazione, che ricordo sempre con "romantica nostalgia".
IJM: Raccontami un aneddoto del primo concerto veramente importante che hai tenuto.
Di aneddoti legati ai concerti ce ne sono tantissimi: Mi ricordo che mi preparai al concerto con molto anticipo, facendo tanta meditazione e studiando bene i pezzi, li suonavo e li risuonavo fino alla nausea misura per misura, erano perfetti dal punto di vista strettamente musicale. Insomma ero molto sicuro. Arrivato il giorno del concerto, mi sedetti dietro la batteria eeeee....... il fiasco fu completo, non mi ricordai assolutamente niente, e suonai malissimo. I concerti che seguirono invece andarono a meraviglia, ci divertimmo molto. Morale della favola: il problema non è che non sei preparato perchè non hai studiato, ma esattamente il contrario: hai studiato troppo, hai in testa troppe cose! In una performance, devi riempire la tua tela bianca, e dare forma e colore alle tue idee, sul palco, di fronte alla gente, in assenza di qualsiasi controllo razionale e senza alcuna preoccupazione morale o estetica.
IJM: Che ne pensi del jazz italiano attuale?
Non sono molto attento all'attualità, non compro molti giornali e nemmeno i quotidiani, e non sono solo interessato al Jazz, raccolgo quando posso, le impressioni dei colleghi. Stiamo vivendo un'epoca fortemente identificata con l'effimero. Tutto ormai si "consuma"! L'industria della cultura, purtroppo, non fa eccezione. In tutti i modi, sono molto interressato a quei progetti in cui le varie espressioni artistiche si fondono in una specie di sarabanda pittoresca e multimediale, un po' come stà accadendo all'interno della società, in cui le varie culture si mischiano le une alle altre in una vivida osmosi intellettuale. Dice il veccio Saggio: "Apriamo gli animi ai godimenti dello spirito". Qualche collega mi dice che sono ancora un "romantico idealista"....... è il mio Karma!
IJM: Qual'è stato il primo musicista italiano che più ti ha impressionato per le sue qualità musicali e umane?
Ci sono alcuni musicisti che stimo molto per la loro..... come dire..... "rettitudine musicale", e altri per la loro "rettitudine morale".
Molto spesso, l'attività extra-musicale e la troppa attività musicale, in generale ci rende ciechi e un po' narcisi, occupa tutto il nostro tempo e non ci fà "vedere" quello di cui tutti abbiamo bisogno, che è lì sotto le nostre orecchie: La musica. Questo a volte inclina quella "rettitudine morale" di cui parlavo prima: "L'indispensabile, è invisibile agli occhi".
IJM: Indicami due musicisti italiani che, secondo te, sono sottovalutati e due promesse del jazz italiano.
Annosa questione. Non so esattamente, non saprei dire se ci sono dei musicisti sottovalutati o delle promesse. Forse ci sono tante promesse quanti sono i musicisti sottovalutati. Questo momento della mia vita, comunque, è dedicato ad altro, e non solamente al jazz, che è si importante nei miei pensieri, ma è solo una parte. Stò conducendo uno studio su: il jazz e il surrealismo. Mi interessano le esperienze che hanno fatto Gerard Legrand, o Ted Joans poeta surrealista americano che in un disco di Archie Shepp (Live at the Panafrican Festival) recita i suoi "scritti meccanici".
IJM: Qual'è stato il musicista straniero che più ti ha impressionato per le sue qualità musicali e umane. E con chi vorresti suonare nel prossimo futuro (sogno o realtà)?
A questa prima parte della domanda ho gia risposto prima. Mi piacciono molto certi musicisti inglesi, come Tim Hodgkinson, Ken Hyder, Dagmar Krause, Clive Bell e altri, ma anche i musicisti dell'est Europeo e i russi in particolare, come Vladimir Tarasov, Vladimir Chekasin, Sergey Letov, e molti altri. L'equilibrio perfetto tra il serio e il faceto, un'allegra malinconia, burloni e arrabbiati contemporaneamente, allegri pessimisti ecc ecc. Questo è ciò che rincorro da un po' di tempo!........
IJM: Parlami dei tuoi progetti attuali.
Inizierò fra qualche settimana la registrazione del mio secondo lavoro, che uscirà entro l'anno in cui la musica e la "poesia" si incontrano di nuovo in maniera estemporanea, cosi come il musicista di Jazz incontra il suo strumento ogni volta che sale su un palco...... staremo a vedere. A Gennaio del 2001 invece, registrerò (?) un'altro progetto un pò più articolato con diversi musicisti, spero di coinvolgere qualcuno dei musicisti sopra citati.
IJM: Un saluto agli utenti di IJM.
Cari, grandi e nobili amici, vorrei conoscervi tutti e tenere alta e vivida la nostra passione per l'arte, e che si possa un giorno rendere pubblica e suggellare l'opera nostra dell'ingegno. Nell'attesa, nella mia stima nei Vostri confronti, nella Vostra generosa sensibilità, porgo i più cordiali e vicinissimi saluti e l'augurio di potervi un giorno abbracciare. Vostro devotissimo Enzo Lanzo.
 
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