La poliritmia nel linguaggio jazz

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L’idea di condividere e passare la mia esperienza sul ritmo e sulla poliritmia,nasce dalla consapevolezza maturata in oltre dieci anni di attività didattica e concertistica, della insufficiente padronanza del ritmo e dei poliritmi da parte dei ragazzi, ma anche di qualche musicista con già alle spalle una discreta esperienza. Le cause, a mio avviso, sono da ricercare primo, nella insufficiente attenzione da parte degli insegnanti delle scuole di base nell’affrontare l’argomento specialmente dal punto di vista della pratica quotidiana, e in secondo luogo la mancanza di corsi, anche in strutture private, che trattino l’argomento in maniera sufficientemente dettagliata.

In questi ultimi anni con l’istituzione delle cattedre ordinarie di strumento musicale nelle scuole di base (ex corsi sperimentali di musica), dovremmo cominciare ad avvertire un’inversione di tendenza. Questo studio in forma di stage cerca di colmare le lacune, affrontando a vari livelli la questione mettendola di fronte ad uno specchio……..come se fosse un elemento di contrasto che mette in evidenza le insufficienze ritmiche portandole a coscienza. Va da se il fatto che solo un costante e meticoloso studio giornaliero porta ad una vera e propria padronanza profonda del ritmo e dei poliritmi. Lo stage inizia dall’osservazione generale di tutti gli elementi che con il ritmo hanno una stretta affinità, vale a dire: Il tempo, il moto, il metro, il suono, la costruzione ritmica delle frasi ecc. ecc. Dopo un passaggio chiarificatore dei suddetti elementi si passa alla spiegazione tecnica e storica di come il poliritmo nella musica contemporanea, e specialmente nel Jazz, sia una tra le tappe obbligate verso la “via della musica”. Il secolo appena trascorso è stato il più importante sotto l’aspetto del ritmo, per via di quella straordinaria esperienza che è stata il Jazz. Questa musica, come nessun’altra, ha fondato la sua essenza nonché la sua fortuna, sul ritmo. Da J. R. Morton, a C. Parker e attraverso J. Coltrane, fino alla new experience americana ed europea, il ritmo è il principio ispiratore, il nucleo di un atomo ancora oggi in grande fermento. Il secondo passo consiste nella spiegazione tecnico - teorica dei poliritmi, illustrandone il movimento. Il terzo passo è la pratica manuale e canora del poliritmo, vedere il suo singolare movimento con l’ausilio del canto o di alcune frasi suonate alla batteria o al pianoforte, diventa un’esperienza primaria nella visione dei propri limiti. Non mancano gli esempi tratti dai dischi, con brani di autori prevalentemente di jazz come T. Monk, S. Rollins, D. Ellington, C. Parker, ecc.

L’esperienza finale dello stage consiste nel cantare e suonare melodie in una costruzione poliritmica per un collettivo orchestrale: vocale - strumentale

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